Ahi la Côte d’Azur, residenza estiva di stars milionarie e torinesi transfughi dalla Liguria

Quando ero bambina la seconda casa in Liguria era un must have.
Ai milanesi toccava il Levante con i suoi esclusivi borghi super posh e l’autostrada quella a due/tre corsie.
A noi torinesi invece toccava il Ponente con i suoi paesi senza grandi pretese e un’autostrada a corsia unica senza spartitraffico, tristemente nota come  “autostrada della morte” , perché spesso qualcuno ci lasciava le penne.
Ponente o Levante che fosse, comprarsi un alloggio in Liguria non era cosa per tutti, quindi, tutti gli altri si dovevano accontentare delle “pensioni”. Le pensioni erano degli alberghetti, brutti da farti venire la depressione, con i copriletti color minestrone, gestiti da persone scortesi e perennemente al di là della ferrovia.
Tutti i bambini torinesi nati tra il 1960 e il 1980, hanno un passaggio a livello nel cuore che li separa dal mare.

In Liguria io ci sono andata poco, che a mio padre dava sui nervi e poi lui voleva farci vedere un pezzo di mondo raggiungibile con uno stipendio da impiegato Fiat.
La Liguria in realtà cominciò ad andare stretta a tanti torinesi e così, 30 anni fa cominciò la nostra diaspora verso la Costa Azzurra.

Chevre Chaud
Mare meraviglioso, azzurro come il nome della sua costa. Spiagge libere ma dotate di tutti i servizi.
Ristorantini dove cenare a lume di candela e borghi deliziosi sulle colline.
Ci vado spesso a Nizza, spesso da sola che mi sento a mio agio malgrado in francese io sappia dire solo “Bonjour, une baguette s’il vous plaît”, che comunque è sufficiente per non morire di fame.

La cucina francese non ve la devo di certo spiegare io e non vi parlerò di ristoranti da Guida Michelin, anche perché non me li potrei permettere. Vi parlerò di piatti per me irrinunciabili quando sono nella Côte.

A Nizza , nell’affascinante parte vecchia della città ed esattamente in Rue du Collet 10, c’è il chiosco di Lou Pilha Leva, notissimo per la sua socca e non solo. La socca è un po’ l’equivalente della nostra farinata, ma con la dignità della nostra pizza per intenderci. L’ho definito “chiosco” anche se è in uno stabile, perché fa solo asporto. Ordini, paghi, prendi e ti accomodi sulle sue panchette in legno in condivisione.
All’ultimo giro, francamente ho un po’ esagerato ed oltre alla socca, ho preso fiori di zucchini in pastella e pure il dolce più assurdo e delizioso io abbia mai mangiato: la Tourte de Blettes ossia la torta dolce farcita con le biete lessate.

Lou Pilha Leva Nizza

Ricoperta di zucchero a velo, il contrasto della farcitura di verdura contenuta nella sua sfoglia dolce, fa di questa torta una sfida alle nostre convenzioni e soprattutto convinzioni culinarie. Non ho osato tanto, ma naturalmente potete anche prendervi un Pan Bagnat che è un enorme panino reso morbido dall’inzuppo in acqua e pieno da scoppiare di uova sode, tonno, acciughe e verdure e qualsiasi altra cosa salti in mente a chi lo prepara. Verdure al forno alla provenzale ripiene di carne ed insaporite con gli odori del territorio, sono anch’esse assolutamente da provare. Questo posto è piuttosto economico ma certo non si può dire che la Costa Azzurra lo sia. Il Plat du Jour, il piatto del giorno a pranzo, si rivela quasi sempre completo senza dovervi vendere un rene ogni volta che mettete le gambe sotto un tavolo.

Amo i dolci e il formaggio e il vino. Sarà forse perché sono perennemente a dieta o è solo che penso in fondo la vita vada vissuta in tutti i suoi eccessi.

In Francia con i dolci, i formaggi e con il vino non sbagli mai e allora, una tipica insalata Chevre Chaud non potrà fare ulteriori danni. Formaggio di capra servito caldo su crostoni di pane appoggiati su una fresca insalata. Ci aggiungo un Èclaire al cioccolato e sono pronta per sfondare la bilancia.

Sono la Principessa Astronauta e cammino sola per Nizza annusando l’aria che sa di sale e di cose buone da mangiare. Mi siedo in un bistrot ad osservare il tramonto sul mio amato mare…

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