Non è che tutti gli astronauti ingoino solo pillole che hanno tutte lo stesso sapore di chewing-gum alla fragola nei loro viaggi spaziali, ad esempio io mangio di tutto e lo mangio di gusto.

Il cibo vissuto come carburante è come il sesso al solo fine riproduttivo: indispensabile ma che palle.

Cibo, sesso ed arte secondo me sono la parte bella di essere vivi.
Sono la parte ludica della vita per la quale vale la pena di alzarsi
e soprattutto, vale la pena di sdraiarsi.

Cultura del cibo e sesso che insieme va bene parlarne, perché sono entrambi bisogni primari definiti da Freud “pulsioni di autoconservazione”. Mangiamo per sopravvivere e ci accoppiamo per perpetrare noi stessi in un nuovo individuo. 

L’acquisizione della consapevolezza di un sé che va oltre l’homo erectus immagino faccia la differenza.
Il cibo e il sesso non solo come gettone alla nostra permanenza sulla terra, ma espressione di piacere.
Cibo e sesso come memoria del mondo. Desiderio e memoria di sé e dei propri antenati, condivisione delle passioni altrui e di ricette tramandate.

Cibo, sesso e un po’ di storia che se dimentichiamo il passato, poi il futuro ce lo giochiamo male.

A pochi passi da casa mia a Torino in via Vanchiglia, l’8 marzo 1931 apre “La Taverna del Santopalato” da un’idea di Fillìa e di Filippo Tommaso Marinetti padre del Futurismo e che nel loro Manifesto della Cucina Futurista, avevano come punto di programma “l’abolizione della pastasciutta, assurda religione gastronomica italiana”.
In effetti cosa c’è di meno sexy della pasta?
A meno che non siate Lilli e il Vagabondo di Walt Disney, non credo proprio che al primo appuntamento cucinereste spaghetti o almeno io non l’ho mai fatto.

Nella taverna futurista non ci sono posate apparecchiate, perché tutti i sensi vanno stimolati. Toccare la pietanza con le dita delle mani, per poterle sentire ancora prima che gustare. I tradizionali piatti in ceramica vengono sostituiti da carta vetro e tessuti e nella sala vengono aspersi profumi

il tutto a definire una totale esperienza sensoriale.

Ovviamente le parole straniere vengono abolite d’ufficio.
Parole come menu e cocktail, vengono sostituite da Listavivande e Polibibite.
La mia sostituzione favorita è quella da purè a poltiglia, che ordinare al ristorante “una poltiglia di patate” di contorno, è un’esperienza carnale perché rischi gli schiaffi dal cameriere.

Uno dei piatti più celebrati della cucina futurista e impudentemente riservato alle signore, è il Piatto Ultravirile.

Il Piatto Ultravirile, che il nome è tutto un programma, è praticamente impossibile da replicare e composto da due strisce di lingua di vitello, gamberi, aragosta, uova, creste di pollo, tartufo e zabaione verde.
Un prepotente intento afrodisiaco visti gli ingredienti, fatto salvo per le creste di pollo che smorzano un po’ l’entusiasmo richiamando la fastidiosa malattia venerea.
La Taverna del Santopalato durò solo pochi anni a causa di difficoltà economiche o forse perché, se noi torinesi facciamo fatica ad entusiasmarci per la novità, poi facciamo molto in fretta a dimenticarla.

 

Salvador Dalì in collaborazione con la moglie e musa Gala Èluard Dalì, in suo onore ed amore, pubblicò nel 1973 “Les dîners de Gala”.

Il libro racconta in 136 ricette le loro cene sontuose attraverso una cucina surreale tra esotismo, sesso, aragosta, uova millenarie, paté di rana e qualche accenno al cannibalismo.
Illustrato dal grande artista, fu stampato in sole 400 copie ed è introvabile se non in una costosa meravigliosa ristampa.

A proposito di sesso, il decimo capitolo è intitolato “Je mange Gala” (mi mangio Gala) ed è dedicato alla cucina afrodisiaca.

Je mange Gala, come si dice “ti mangerei di baci” o il più esplicito anglosassone “eat pussy”, che è il molto più esplicito cunnilingus, dal latino cunnus (vulva) e lingere (leccare). 
La definizione di vagina nello slang della lingua italiana è un frutto, così come per il pene si usano legumi vari in un mirabolante esercizio di retorica da terza elementare.
Un altro elemento unisce cibo e sesso ed è la condivisione. Da un punto di vista sociale, sono elementi fortemente simbolici perché si praticano in compagnia.
Si condivide una pietanza con i commensali e si condivide con il proprio partner il piacere tra le lenzuola.
In molte società, digiuno e masturbazione sono ancora considerati atti esecrabili, mortificanti per il corpo e per lo spirito.

Divorarsi con gli occhi, con gli stessi occhi con i quali si guarda una torta di panna.
Consumare un rapporto sessuale come fosse un banchetto dove il piatto forte è la carne.

Mangiare con qualcuno potrebbe sembrare banale, ma non lo è perché inconsciamente implica abbassare le difese in una sfera intima di atavico retaggio.
Non solo: la percezione di piacere che il gusto ci trasmette, eccita i sensi predisponendoci alla convivialità o eventualmente all’atto sessuale.

Vogliamo parlare del bacio? Il bacio non è forse un assaggio? Ti assaggio a fior di labbra per scoprire se mi piaci.
Un bacio profondo per capire se andare oltre o fermarmi.

Ti mangerei di baci mordendoti fino a farti male, perché con il tuo corpo sazio la mia anima.

Persino lo spaventoso vampiro alla fine viene sempre raffigurato come un affascinante, pallido amante.
Si ciba della vita altrui per non morire a causa della carenza di emoglobina e solitudine.

Cibo e sesso come un inscindibile binomio, un patto per la sopravvivenza scritto milioni di anni fa da due amanti.

Ti mangerei di baci che sono affamata… 
Ti mangio di baci che senza te muoio di fame…

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