Sono Roberta, sono torinese e sono una dei figli della Generazione X dove per X sta l’indefinito, quello che sta nel mezzo, la transizione da quello che è stato a quello che sarà.

La mia è stata descritta come una generazione perduta, cresciuta nel bel mezzo della guerra fredda e poi scaraventata con un calcio nel sedere  davanti alla TV a guardare la sua fine con la caduta del muro di Berlino. Schiacciati dai nostri predecessori, i Boomer 2, quelli della “generazione dell’identità”, che hanno valori che hanno tenuto i loro piedi ben saldi a terra mentre noi schizzavamo in decollo verticale verso il chissà dove.

Sono figlia del sogno e del benessere improvvisamente diventato recessione. Figlia degli anni di piombo e di una subcultura che mi ha comunque salvata mentre l’eroina ci uccideva uno ad uno.

A noi più che cambiare il mondo, interessava farne a meno ignorando tutte le sue regole e sconfessando ogni valore ci avessero imposto, destabilizzati tra il desiderio di autodistruzione e il mito dell’affermazione del sé.

Generazione ponte come utilizzo statistico, generazione maledetta di perdenti compiaciuti, precari d’animo ma geniali perché viaggiatori dello spazio siderale.

Generazione appetitosa per il mercato, perché adesso siamo noi ad esser tanti e spendiamo in media 1/3 in più dei Millenials. Social Behaviour con una media di 7 ore la settimana con il naso piantato su Facebook, pionieri del sexting, evidentemente un po’ troppo soli. Digital Immigrant che abbiamo dovuto passare dai primi cellulari che per portarteli dietro ci voleva la carriola allo smartphone.Generazione Walkman che quelle amate cuffiette finalmente ci isolavano da un mondo che rifiutavamo semplicemente perché non ci interessava.

Nel 1977 esce Pretty Vacant dei Sex Pistols, uno delle mie canzoni preferite dei pionieri del punk inglese:

“Oh we’re so pretty
Oh so pretty…
We’re vacant

Oh noi siamo piuttosto
Piuttosto…
Siamo vuoti”

Questo cantavano e quel vuoto tanti di noi rappresenta. Non dico tutti, non proprio tutti ma tanti. Eccessivi, nichilisti, sregolati, affamati di tutto quello che ci farà scoppiare il cuore.

Non tutti, ma sono tanti quelli come me che quel vuoto ogni giorno provano a riempire nei modi più creativi, perché è proprio questa la nostra medicina: la creatività.

Michele Barox Negazione Berlino

Non è il male assoluto essere vuoti, che così abbiamo un mucchio di posto dove infilarci sogni e progetti e speranze. Facciamo nel nostro vuoto un’officina permanente dove costruire e distruggere per poter ancora una volta ricominciare. Un nuovo progetto, una nuova vita, un nuovo amore, una nuova città, un nuovo inizio sempre.

Sono Roberta, torinese, 53 anni, Generazione X, sottogruppo Dispersi perché ho disperso me stessa in tante cose mai terminate, in tanti luoghi mai davvero abitati. Dispersa nei miei sogni di bambina che man mano crescevo cambiava il sogno ma la realtà, quella non arrivava mai. 

So chi sono o almeno chi sono stata quello lo so di sicuro.

Sono una ex cantante metal, una ex impiegata amministrativa, ex ristoratrice, ex rossa naturale, ex un mucchio di cose che a volte ne è valsa la pena e a volte sarebbe stato meglio anche no.

Sono una principessa ma figlia di borghesi e borghesi non per nascita, ma per lavoro e sacrificio.

Un salto di casta da borghese a principessa, perché la mia generazione l’ha partorita chi ha conosciuto la fame e ai suoi rampolli nulla dovrà mai mancare.

Sono una principessa e sono un’astronauta perché non ho ali per volare, ma  un razzo alimentato a sogni per andare lontano, dispersa nello spazio a caccia di tutto ciò che nel mio vuoto ci potrò infilare. Me lo sono legato sotto la pancia il razzo, così me lo posso abbracciare quando non mi resta altro e mi tocca ancora una volta dover ricominciare.

Sono Roberta e sono la vostra Principessa Astronauta, che i sogni portano lontano solo se li puoi guardare dritto in faccia e allora io li scrivo per poterli poi guardare.

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