Non ci sono momenti facili quando si è donne, nemmeno a 20 anni che ci crediamo invincibili a quell’età per scoprire poi che eravamo solo coglione. 

È una guerra, inutile negarlo, una guerra continua con lo specchio e la bilancia e pure l’amica che se metti su mezzo chilo te lo fa notare perché “ti vuole bene”.

No, non mi vuoi bene perché se mi volessi bene ti faresti i cazzi tuoi.

La modernità fa ingrassare, che agli albori dell’umanità alimentazione & fitness erano interconnessi perché, se volevi mangiare, al cinghiale gli dovevi correre dietro chilometri per poterlo cucinare.
Se non ci riuscivi, oltre allo jogging  ti facevi un po’ di sano digiuno intermittente che adesso va tanto di moda che addirittura ci sono le app che ti segnalano le due ore al giorno nelle quali è permesso mettere qualcosa sotto i denti.
Noi donne siamo sempre e comunque tutte belle a modo nostro e questa è una delle uniche certezze che ha questo dannato mondo. Se invece vogliamo parlare di perfezione allora dovremmo essere fiocchi di neve che quelli però si squagliano al primo sole.

Tutte belle, ma ci tocca vivere come se la costola di Adamo ce la dovessimo sempre meritare, e così finiamo per confondere il “lo faccio per me” con il “lo faccio per lui”.

Lo faccio per me e anche un po’ per lui (Adamo, quello che gli manca una costola) e mi metto a dieta, che già solo la parola “dieta” mi fa venir voglia di scappare in Kuwait.
Sì, in Kuwait perché si stima che circa la metà della sua popolazione sia obesa, quindi una in più non farebbe poi tanto la differenza.
L’aumento della percentuale di obesi nel piccolo emirato, i maligni dicono sia un regalo della Guerra del Golfo che più che “esportare la democrazia”, ha esportato i fast food.
L’uomo più grasso del mondo era proprio un giovane kuwaitiano di nome Khalia Bin Mohsen Shaari, che all’età di 19 anni pesava 610 kg. Era, perché il re Abdallah pagò di tasca sua l’ospedalizzazione del giovane che perse metà del suo peso.
Molto è stato fatto in questi anni per correggere la rotta e salvare kuwaitiani e conti pubblici, perché l’obesità e le conseguenti patologie si pesano in chili ma, soprattutto in miliardi di euro di spesa sanitaria.
A Dubai, capitale degli Emirati Arabi, è stato lanciato il concorso Your Weight in Gold, ossia ogni chilo perso veniva ripagato con un grammo d’oro. Ci fosse in Italia, io tra i chili che ho preso per poi perderli e poi riprenderli e poi riperderli, adesso avrei un’enorme villa con piscina e terrazza dalla quale sputare direttamente in testa a Cristiano Ronaldo.

Pure il Messico non scherza con una percentuale di popolazione obesa oltre il 30%, le motivazioni però sono molto differenti rispetto ai ricchi paesi del Golfo, anzi, diametralmente opposte.
119 milioni di abitanti e 55 milioni di poveri, 11 milioni in povertà assoluta.
Forbes scrive che l’1% della popolazione messicana detiene il 43% della ricchezza del paese.
Se vi state chiedendo cosa questo abbia a che fare con il tasso di obesità, pensate alle nostre fasce deboli di popolazione. I carboidrati e gli zuccheri in generale, sono di gran lunga più economici e quindi accessibili a tutti. Una dieta sana e bilanciata, costa troppo per alcuni e se aggiungiamo il mancato accesso ad una adeguata informazione su rischi di una ed i benefici dell’altra, facciamo degli obesi i nuovi poveri.
Il Messico è un monito ancor prima di un esempio.

Sarebbe bene ricordare che, un obeso non è un vizioso o una persona incapace di autocontrollo, molto spesso è solo povero.

Sono La Principessa Astronauta e dimagrisco domani, che basterebbe rinunciare a qualche spritz e alla Nutella mangiata con il badile dopo ogni litigio con Adamo.
Vado alla guerra con la bilancia in mano e mi vergogno un po’ mentre guardo la fanteria morire dal mio carro armato.

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